Padre Giancarlo Fontana
La vidi quando entrò per la messa domenicale, tenendo il bambino fra le braccia. Ero al corrente delle difficoltà che stavano affrontando ma, fino a quella settimana, si trattava soltanto di un comune dissapore tra coniugi: speravo che venisse risolto, prima o poi, giacché entrambi erano persone che irradiavano il Bene intorno a sé.
Da un anno, non veniva a suonare la chitarra e a cantare lodi alla Vergine alla mattina: si dedicava a Viorel, che ho avuto l’onore di battezzare – per quanto ricordo, non esiste alcun santo con questo nome. Comunque, lei veniva a messa ogni domenica e, alla fine, quando ormai se n’erano andati tutti, ci trattenevamo a chiacchierare. Diceva che ero il suo unico amico: insieme partecipavamo alle adorazioni del Santissimo, ma ora aveva bisogno di spartire con me le difficoltà terrene.
Amava Lukás più di qualsiasi altro uomo che avesse mai incontrato: era il padre di suo figlio, la persona che aveva scelto per condividere la propria vita, qualcuno che si era mostrato pronto a rinunciare a tutto e aveva avuto il coraggio di creare una famiglia. Quando cominciarono le crisi, lei tentò di fargli capire che si trattava di un periodo passeggero, che ora doveva dedicarsi al figlio, anche se non aveva alcuna intenzione di trasformarlo in un bambino viziato: presto avrebbe lasciato che affrontasse da solo certe sfide della vita. A questo punto, sarebbe tornata a essere la moglie e la donna che lui aveva conosciuto nei primi incontri, fors’anche con maggior intensità, giacché adesso era più cosciente dei doveri e delle responsabilità insite nella scelta che aveva fatto. Lukás, comunque, si sentiva respinto: Athena cercava disperatamente di dividersi fra marito e figlio, ma era sempre costretta a scegliere – e in quei momenti, senza alcun’ombra di dubbio, la scelta si appuntava su Viorel.
Con le mie scarse conoscenze psicologiche, le dissi che non era la prima volta che udivo una simile storia, e che gli uomini generalmente si sentono rifiutati in una situazione come quella: comunque, è qualcosa che passa in fretta – mi era già capitato di affrontare questo tipo di problema, conversando con alcuni dei miei parrocchiani. In una delle nostre chiacchierate, Athena riconobbe di essere stata forse precipitosa: il suo romanticismo di giovane madre le aveva impedito di vedere con chiarezza le sfide che si presentano dopo la nascita di un bambino. Ma era troppo tardi per i pentimenti.
Mi domandò se potevo parlare con Lukás – che in chiesa non si faceva vedere mai, sia perché non credeva in Dio, sia perché preferiva impiegare le mattinate della domenica per stare vicino al figlio. Io mi resi disponibile, purché fosse lui a venire spontaneamente. Quando Athena stava per chiedergli questo favore, sopraggiunse la grande crisi – e il marito se ne andò da casa.
Le consigliai di avere pazienza, ma mi sembrò profondamente ferita. Poiché era già stata abbandonata una volta nell’infanzia, tutto l’odio che provava per la madre naturale fu riversato automaticamente su Lukás – anche se in seguito, a quanto ho saputo, tornarono a essere buoni amici. Per Athena, spezzare i legami famigliari era forse il peccato più grave che si possa commettere.
Continuò a frequentare la chiesa tutte le domeniche – ma tornava subito a casa, giacché non aveva più nessuno a cui lasciare il figlio e, durante la funzione, il bambino piangeva molto, disturbando il raccoglimento degli altri fedeli. In una delle rare conversazioni, mi disse che lavorava in una banca, che aveva affittato un appartamento e che non dovevo preoccuparmi: il “padre” – non pronunciava più il nome del marito – stava rispettando i suoi obblighi finanziari.
Poi arrivò quella domenica fatidica.
Io sapevo cos’era successo durante la settimana – me l’aveva raccontato uno dei parrocchiani. Passai varie nottate pregando affinché un angelo mi ispirasse e mi chiarisse quale impegno dovevo mantenere: quello verso la Chiesa, o quello verso gli uomini. Poiché l’angelo non apparve, contattai il mio superiore: questi mi disse che la Chiesa è riuscita a sopravvivere solo perché ha sempre mostrato un’assoluta inflessibilità riguardo ai dogmi – se avesse cominciato a fare delle eccezioni, sarebbe stata perduta sin dal Medio Evo. Io sapevo esattamente ciò che sarebbe accaduto, e così pensai di telefonare ad Athena, ma non mi aveva lasciato il suo nuovo numero.
Quella mattina, le mie mani tremarono quando alzai l’ostia, consacrando il pane. Pronunciai le parole della formula che la tradizione millenaria mi aveva trasmesso, usando il potere che, di generazione in generazione, era disceso dagli apostoli. Ma subito il mio pensiero si volse a quella giovane con il figlio in braccio: una sorta di Vergine Maria – il miracolo della maternità e dell’amore resi ancora più evidenti nell’abbandono e nella solitudine – che era appena entrata nella fila come faceva sempre e che, passo dopo passo, si avvicinava per prendere la comunione.
Penso che gran parte dei fedeli presenti sapesse cosa stava accadendo: tutti mi guardavano, aspettando la mia reazione. Mi vidi circondato da giusti, peccatori, farisei, sacerdoti del Sinedrio, discepoli, uomini di buona e cattiva volontà.
Athena si fermò davanti a me e ripeté il gesto di sempre: chiuse gli occhi e aprì le labbra per ricevere il Corpo di Cristo.
Ma il Corpo di Cristo rimase fra le mie mani.
Lei spalancò gli occhi, senza capire cosa stava accadendo.
“Ne parliamo dopo,” le sussurrai.
Athena rimase immobile.
“C’è gente in fila dietro di te. Ne parliamo dopo.”
“Che sta succedendo?” Coloro che erano vicini poterono udire la sua domanda.
“Ne parliamo dopo.”
“Perché non mi dà la comunione? Mi sta umiliando davanti a tutti. Non è sufficiente quello che ho già passato?”
“Athena, la Chiesa proibisce ai divorziati l’accesso al sacramento. Tu hai firmato i documenti questa settimana. Ne parliamo dopo,” ripetei, ancora una volta.
Poiché non si muoveva, con un cenno invitai la persona che la seguiva ad affiancarla. Continuai a distribuire la comunione finché l’ultimo parrocchiano non l’ebbe ricevuta. Fu allora che, prima di tornare all’altare, udii quella voce.
Non era più la voce della giovane che cantava le lodi alla Vergine, che parlava dei suoi progetti, che si commuoveva raccontando ciò che aveva appreso sulla vita dei santi, che quasi piangeva quando si sforzava di condividere le sue difficoltà matrimoniali: era la voce di un animale ferito, umiliato, con il cuore gonfio di odio.
“Sia maledetto questo luogo, allora!” esclamò la voce. “E maledetti siano coloro che non hanno inteso le parole di Gesù e hanno trasformato il suo Messaggio in una costruzione di pietra. Cristo disse: ‘Che gli afflitti vengano a me, e io allevierò le loro pene.’ Ebbene, io sono afflitta, ferita, ma non mi lasciano avvicinare a Lui. Oggi, ho appreso che la Chiesa ha modificato le Sue parole: ‘Che vengano a me coloro che seguono le mie regole, e si allontanino gli afflitti!’”
Una delle donne in prima fila le intimò di tacere. Ma io volevo ascoltare – avevo bisogno di ascoltare. Mi voltai e rimasi immobile di fronte a lei, con il capo chino: era l’unica cosa che potevo fare.
“Giuro che non rimetterò mai più piede in una chiesa. Ancora una volta, sono abbandonata da una famiglia – e in questo frangente non si tratta di difficoltà finanziarie o dell’immaturità di chi si sposa troppo presto. Maledetti siano tutti coloro che chiudono la porta in faccia a una madre e un figlio! Siete uguali a quelli che non accolsero la Sacra Famiglia, identici a chi negò Cristo quando aveva maggiormente bisogno di un amico!”
Si voltò di scatto e, piangendo, uscì con il figlio tra le braccia. Io terminai la funzione, impartii la benedizione e mi diressi subito in sacrestia – non ci sarebbe stato alcun colloquio con i fedeli, né delle conversazioni inutili. Quella domenica, mi trovavo davanti a un dilemma filosofico: avevo scelto di obbedire all’istituzione, e non alle parole sulle quali essa si fonda.
Ormai sono vecchio, Dio può prendermi in qualsiasi momento. Ho sempre osservato ogni dettame della religione e penso che, nonostante tutti gli errori, la Chiesa stia sinceramente sforzandosi per correggersi. Ci vorranno decenni, forse secoli, ma un giorno terrà conto solo dell’amore e della frase di Cristo: “Che gli afflitti vengano a me, e io allevierò le loro pene.” Ho dedicato l’intera vita al sacerdozio, e non mi pento nemmeno per un secondo di questa scelta. Tuttavia, in certi momenti – in quella domenica, per esempio –, benché non avessi alcun dubbio sulla fede, ho dubitato degli uomini.
Ora so quello che è successo ad Athena e mi domando: tutto ha avuto inizio in quel momento, oppure era già presente nella sua anima? Penso ai molti Lukás e Athena che divorziano nel mondo e che non possono più ricevere il sacramento dell’Eucaristia: a loro non resta che contemplare il Cristo sofferente e crocifisso e ascoltare le Sue parole – che non sempre concordano con le leggi vaticane. In qualche raro caso, queste persone si allontanano dalla congregazione, ma la maggior parte continua a frequentare la messa domenicale, pur consapevole che il miracolo della transustanziazione del pane e del vino nella carne e nel sangue di Cristo le è proibito.
Penso che, uscendo dalla chiesa, Athena possa aver incontrato Gesù. E, piangendo, si sia gettata fra le Sue braccia, confusa, chiedendoGli di spiegarle il motivo per cui doveva restare fuori a causa di una firma apposta su un foglio di carta: una cosa priva di importanza sul piano spirituale, che riguardava solo notai e tasse.
E Gesù, fissandola, potrebbe aver risposto:
“Osserva bene, figliola, anch’io sono fuori. Da molto tempo, non mi fanno più entrare.”
Il prossimo capitolo sarà on-line: 20.04.07
“Cari lettori, poiché non parlo la vostra lingua, ho chiesto alla casa editrice di tradurre i vostri commenti. Le vostre considerazioni sul mio nuovo romanzo sono molto importanti per me.”
Con affetto, Paulo Coelho


Ciao Paulo,
ho letto tutti i tuoi libri, come ho visto in libreria l’uscita della Strega di Portobello ho esultato………..hai qualcosa di profondo nell’anima che riesci a trasmettere con i tuoi libri………spero che un giorno tu venga a fare una presentazione di un nuovo libro in Italia magari a Roma (vivo qui), mi piacerebbe molto vederti di persona ……….
Ciao Paulo,
i tuoi libri arrivano sempre in momenti diversi della mia vita e ogni volta si aggiungono come tessere di un mosaico al percorso del momento. Hai proprio ragione: spesso non è la meta ad essere importante bensi l’intero percorso per giungere ad essa.
Sei grande, continua a regalarci emozioni e con i tuoi libri ci viviamo piccole oasi di pace nel correre quotidiano.
Caro Paulo,
questo aspetto che tu narri nell’ottavo capitolo è solo uno dei tanti motivi per cui la chiesa sta allontanando la gente dalla religione e purtroppo, cosa ancor più grave, dalla spiritualità e dalla fede. Si può vivere senza religione ma non senza spiritualità!
Probabilmente le religioni sono qualcosa di imperfetto in quanto prodotte dall’uomo nonostante le favole che vorrebbero i vangeli frutto della volontà dello Spirito.
Comunque non voglio perdermi in congetture teologiche, non mi interessano e mi sembrano essere l’ostacolo maggiore alla ricerca di Dio……Dio si può scoprire solo attraverso le nostre Anime perchè ogni Anima è un granello di Essenza, ogni Anima è Dio stesso e fino a quando la sua ricerca avverrà attraverso interposte persone e regole talora stupide e completamente contrastanti con il messaggio di Dio non avremo alcuna libertà di compiere quel salto necessario alla conoscenza diretta dello Spirito.
Ho letto i tuoi libri, così come quelli di Castaneda, e so quanto tu sia vicino alla fede e allo Spirito e forse ancora di più con la consapevolezza di essere un guerriero della luce si può criticare, non per distruggere ma per costruire le basi per un rinnovamento delle coscienza e delle Anime. C’è tanto bisogno di Amore nel mondo ma l’Amore non è una bandiera di questa o quella religione e le Anime non sono numeri nè masse da plasmare. Grazie
Prima di giudicare vorrei leggere il romanzo interamente. Posso comunque dire che questo capitolo l’ho trovato molto interessante per il tema della comunione ai divorziati. Non penso che Gesù si negherebbe a nessuno…anzi!
Io sono stata cresciuta con principi cristiani, educata ad avere fede in Cristo e nell’istituzione della Chiesa, ma devo riconoscere la mia difficoltà ad avere totalmente fiducia in una istituzione che è comunque umana e i cui dettami a volte sembrano stridere con la vita e l’insegnamento di Cristo.
“Sarete giudicati sull’amore”.
Gli uomini e anche la Chiesa dovrebbero basarsi più su questo. Sant’Agostino ha definito il peccato una mancanza di amore e io credo profondamente in ciò.
Caro Paulo,
Io sono single e non ho mai vissuto l’esperienza del matrimonio. Credo che ci voglia molto coraggio nell’affrontarlo…come scrivi tu del resto in questo nuovo libro. Posso solo immaginare la delusione e l’amarezza del fallimento, della separazione. Gesù è il nostro conforto nei momenti di dolore e di smarrimento…leggendo il capitolo ho percepito il senso di abbandono che provano coloro che essendo separati e cattolici praticanti provano nel veder loro rifiutata la Comunione, l’Eucaristia…il sentirsi abbandonati anche da coloro che rappresentano la fede. io dal canto mio non credo nei dogmi della chiesa e cerco la fede dentro di me, negli altri, in ciò che mi circonda…cerco di interpretare i segni
Spero un giorno di incrociare il tuo cammino, anche solo per poco. Ciao e Grazie di cuore. Vittorio.Messina
volevo ringraziarti per i tuoi libri. Per me sono un raggio di sole nel buio…una speranza. Anche io come gli altri ho la convinzione che i tuoi libri vengano letti quando ce n’è di bisogno, quando i tempi sono maturi. spesso li acquisto ma non li leggo se non quando sento il loro richiamo